venerdì 21 aprile 2017

Plesso solare, 3 strategie per conoscersi e per perdonare.

Cominciamo dal nome che hanno le cose.. 
Il perdono è la cessazione del sentimento di risentimento nei confronti di un'altra persona, come conseguenza si rinuncia a ogni forma di rivalsa o di vendetta [definizione tratta da Wikipedia]
Se parliamo di sentimento e risentimento, siamo nell'area della emozionalità umana e come essa si esprime. Provare un sentimento non è apparentemente qualche cosa che si sceglie, mentre il risentimento non è altro che il sentimento che ripropone se stesso perché quel registro emozionale che si è aperto non si è chiuso nel modo corretto, perciò ritorna fino a che non si è integrato e compreso.



Fin qui tutto semplice. Che cosa ha a che vedere Human Design con tutto questo? E come può aiutarci a comprendere meglio il fatto che perdonare ha a che fare con il sentirsi emozionalmente feriti, che non è una cosa che si può fare a comando ma piuttosto 


è l'esito naturale di un processo di comprensione di ciò che ci accade attraverso l'interazione con l'altro? 
Chi si aspetta di cogliere nelle prossime righe qualche ispirazione filosofica, religiosa o mistica per osservare il fenomeno del perdono o qualche nuovo mantra, non li troverà. Quello che mi piacerebbe riuscire a fare è restituire dignità a questa parola ormai abusata e spiegarla come un evento naturale che accade all'essere umano in quanto tale e che

ha molto a che vedere con l'evoluzione intelligente della specie e con il processo di crescita dell'individuo
Human Design aiuta in questo, a spiegare che i processi di comprensione e perciò di perdono sono diversi tanti quanti sono gli individui, che richiedono tempi e modalità diverse per realizzarsi e che il disegno ci indica la via.

Ma andiamo al dunque. Un sentito che diventa ri-sentito è una emozione vissuta da noi o addirittura da qualche nostro avo di cui siamo agenti manifestanti, non processata correttamente, non compresa e pertanto non integrata che ritorna. Dobbiamo quindi prestare attenzione a tutto il mondo di informazioni contenuto nel centro che nel disegno è chiamato Plesso Solare, il nostro o quello dei nostri avi dai quali abbiamo ereditato ben altro di un bel gruzzoletto.

Scherzi a parte 


il Ri-sentito è l'espressione di una memoria, e tale memoria è rimasta rinchiusa all'interno della cellula [appunti dal corso Introduzione alla Psico Biologia di J. Claude Badard]
Tutte le volte che dall'esterno arriva uno stimolo adeguato, si riattiva quella memoria che è collegata a un dolore non risolto, per tutte le volte che serve, fino a che non integriamo con la nostra consapevolezza l'insegnamento che ne dobbiamo trarre. 

Il dolore è importante per noi, va considerato come uno strumento per progredire ed evolvere come specie, ma è uno strumento tutto sommato nuovo, dobbiamo imparare ad usarlo. Mi riferisco al dolore come stato interiore dell'essere dal quale osservare le cose che ci accadono, non come sciocca e inutile sofferenza. 

Ognuno di noi ha accesso a tipi diversi di dolore attraverso i quali osservare gli eventi della nostra vita e perciò processarli e integrarli. Esattamente come abbiamo gli occhi verdi e i capelli biondi, così abbiamo certe predisposizioni genetiche a certe tipologie di dolore e piacere.

La lente di ingrandimento è rivolta sempre alle nostre personali attivazioni o alle aperture del disegno individuale attraverso le quale è possibile osservare tutto questo in dettaglio. 

Il Plesso Solare nel nostro disegno di nascita è attivato (colorato)? E' aperto (bianco)? Ci sono dei canali attivati (colorati)? Ci sono dei canali aperti (bianchi)? Oppure ci sono solo delle porte attivate (metà canale colorato)? Il Disegno è una mappa, un sistema visivo e logico per sintetizzare il funzionamento del Plesso Solare e quindi la modalità di vivere dolore e piacere per sperimentare la vita con la nostra bio forma.

Una volta capito come funzioniamo nello specifico, per noi sarà un po' più semplice chiudere i registri emozionali che abbiamo aperto e comprendere le esperienze senza metterle in stand by oppure ri-sentirle (corsi e ricorsi) e quindi ultimare il processo di integrazione con il perdono, che è il risultato finale della comprensione di ciò che è accaduto soprattutto grazie all'altro che ha partecipato con noi all'intero processo di apprendimento. 

Una volta che l'esperienza si è conclusa, il corpo si rilassa e si assesta anche il respiro. Infatti uno dei segnali della contrazione e trattenimento emozionale è l'alterazione del respiro e di conseguenza l'irrigidimento del corpo oltre all'alterazione della circolazione sanguigna che non trasporta la giusta quantità di ossigeno al cervello e via discorrendo..  

Un'altra cosa molto interessante da osservare è che se una emozione (dolore/piacere) non viene vissuta fino in fondo, non viene elaborata oppure se è troppo intensa per noi, il cervello biologico interviene immagazzinando quella memoria in alcune aree congelandola. Lo fa per proteggerci, altrimenti saremmo bloccati in questo trip emozionale e altereremmo funzioni biologiche importanti. 

Tutto questo, però, si traduce in un nuovo comportamento, quelle aree congelate non funzionano, vengono compensate in qualche forma e cominciamo a non essere più noi, a essere schiavi di una memoria, magari nemmeno nostra. Non ci riconosciamo più e all'esterno anche gli altri avranno a che fare con una brutta copia di qualcuno e non con chi veramente siamo.  

Quali sono le tre regole per accorgersi che abbiamo isolato delle memorie (dei sentiti emozionali)? 

1 - il cervello biologico non conosce che noi. 

Il corpo è strutturato per sopravvivere. Se non risolviamo un conflitto emozionale in qualche modo, agendo o comprendendolo, il cervello offre la risposta sensata per sopravvivere. Ad esempio se una bambina ha un fratellino piccolo e non integra questo cambiamento perché non lo comprende e il suo sentito viene tradotto con "adesso lui mi ruba l'amore di mia madre lo voglio far morire di fame", avrà due soluzioni. La prima è che mangia tutto lei (bulimia), la seconda è identificarsi con il fratellino e lasciarsi morire di fame (anoressia)

Quello che fa il corpo è un effetto di un sentito emozionale non risolto. Per cui una volta identificato il disagio fisico, risalire al dolore non compreso è il passo successivo da compiere, e la guarigione consiste nel riattraversare quello stesso dolore con una nuova percezione e consapevolezza (presumendo che quelle attuali siano consapevolezze e percezioni più mature rispetto a quelle in cui è accaduto l'evento che ci ha mandato in blocco). 

P.S. Nel plesso solare, le attivazioni legate alle porte 39 e 55, possono provocare disturbi alimentari quando la persona non vive in modo coerente a se stessa la sua emotività. Dico "possono" perché bisogna osservare e decodificare i diversi disegni attraverso le cosiddette "aperture" o "definizioni". 

2) Poiché il mio cervello non conosce che me, quando parlo dell'altro, parlo di me stesso. 

E' un fenomeno del  riconoscimento "fuori di noi " di quello che abbiamo "dentro di noi". E' molto interessante ascoltarci quando mettiamo carica emotiva mentre parliamo di qualcun altro, sia nel "bene" che nel "male", significa che non abbiamo integrato qualche cosa a quel livello.

3) Quando giustifico qualche cosa di me stesso, giustifico il contrario di ciò che è realmente. Quando si giustifica qualche cosa, si giustifica l'inverso della realtà.

Una volta che prestiamo la giusta attenzione, possiamo cominciare ad avvicinarci al "sentire con dolore" o al "sentire con piacere" la vita in modalità più naturale, a viverli come due strumenti fondamentali per capirci e per conoscerci così poi da poter riconoscere che tipo di emozionalità abbiamo e come viverla, non subirla come vittime.

[Le 3 strategie sono tratte dal corso Introduzione alla Psico Biologia tenuto dal Jean Claude Badard]

Naturalmente le generalizzazioni con Human Design si escludono, perciò il prossimo articolo riguarderà un approfondimento delle sostanziali differenze che possono esserci in termini di attivazioni. Argomento molto interessante e che ci avvicina alla paura che si nasconde dietro al dolore. 

Ogni porta che c'è sul Plesso solare è l'espressione di un certa emozionalità ma è anche una porta di paura [Le 7 paure emozionali]. E come ben si sa, noi trascendiamo la paura attraverso la consapevolezza ovvero l'apertura e l'intelligenza di comprendere gli eventi che la vita ci ha riservato per nostro uso e consumo.

Se vuoi approfondire che tipo di emozionalità ti contraddistingue iscriviti all'evento on line e contattami.

Monica Comar LYD Guide





sabato 18 marzo 2017

Perché controllare le emozioni è inutile. La mutazione delle porte 49 e 55

Uno dei dilemmi di questo periodo, più che periodo si parla di decenni, anzi centinaia di anni, è quello di cercare di capire e descrivere che cosa sia un'emozione, come funziona, come gestirla e soprattutto comprendere come mai abbia una forza così imponente da stravolgerci nei nostri equilibri.
Su molti testi di Human Design si trova spesso la frase "siamo Esseri a 9 centri" e "siamo Esseri in transizione" o mutazione che dir si voglia. La parte relativa ai 9 centri è piuttosto semplice. Nel 1781 si è conclusa una grande mutazione e da 7 i nostri centri del disegno sono diventati 9. Dopo quella data, infatti, le nostre bio forme hanno assunto caratteristiche "uraniane" rispetto a quelle "saturniane" e le nostre fasi di vita hanno preso a seguire i cicli del pianeta Urano. Riguardo alla transizione, invece, bisogna osservare che il processo evolutivo non si è certo arrestato al 1781, ma ha continuato coinvolgendo in particolare uno di quei 9 centri che ci caratterizzano e deputati a descrivere modalità di funzionamento di aspetti prettamente "umani" ovvero il plesso solare, centro che tratta di emozionalità ad ampio spettro.

La mutazione del plesso solare, biologicamente collegato ai polmoni, ai reni, al sistema nervoso, al pancreas e alla prostata, ha a che vedere con la produzione dell'aminoacido dell'Istidina corrispondente alle porte 49 e 55. Quelle due qualità archetipiche gestiscono un certo tipo di espressione emozionale, ma anche tematiche legate alla fertilità o alla infertilità maschile, la discriminazione del cibo, la sensibilità emozionale riguardo al cibo e, non meno importante, i concetti di spiritualità e religiosità per come li abbiamo intesi fino ad oggi.

Non a caso la porta 49 fa parte del canale 19/49, il canale di sintesi, che è uno dei canali mistici del disegno collegato alla organizzazione religiosa della tribù e al senso di Dio e divinità ai quali si sacrificava la prole, o i prescelti, in cambio di protezione divina da sciagure o carenze di risorse. Tant'è che in questo periodo più che mai si sente molto la frase "io sono il mio dio, io sono il creatore della mia realtà". E' un passaggio, evidentemente una parte del processo prevede la trasformazione e il riappropriarsi della propria divinità interiore, collegata alla porta 55, in abbondanza di spirito, o no. Che cosa sia lo spirito e come questo cambi il nostro approccio alla vita, credo che saranno le generazioni future a mostrarcelo. 

Quante cose stanno accadendo! E' naturale quanto sia inutile tentare di controllare questo processo. Al momento stiamo navigando a vista, rassicurati da qualche impavido investigatore o sperimentatore che sta cercando di trovare una soluzione affinché non rimaniamo annientati da un qualche tzunami emozionale ammantato di religiosità estrema. 

In sostanza il centro da puro motore, sta attraversando questo intenso momento di transizione per approdare a diventare un centro di consapevolezza. Il processo non è indolore a quanto pare, e che cosa questo significhi esattamente, anche qui lo vedremo espresso e vissuto dalle generazioni future. Per ora noi siamo in questo mare magnum a cercare di non farci travolgere dalle emozioni che non si sa da dove provengano e perché si manifestino, ma anche un po' sorpresi dal fatto che comunque ci portano in spazi di profondità interiori mai raggiunti prima dove sentiamo con il corpo sia la speranza che il dolore, l'aspettativa che nasce dal desiderio e la disillusione quando si infrange un sogno, la malinconia e la tristezza o la passionalità più intensa.

Questo è veramente un periodo intenso, stiamo tutti cercando di contenere, nel senso di tenere in sé, accogliere, questa mutazione. Siamo nel mezzo di queste potenti onde emozionali che ci fanno muovere e che non sappiamo gestire e perciò tendiamo a scaricare all'esterno, in genere verso l'altro, a cui magari attribuiamo la colpa del nostro stato, e allo stesso tempo viviamo questi slanci di compassione, sensibilità e percettività che ci dà mille sfumature dell'intorno e una profondità del sentire inimmaginabile. 

Tutto questo biologicamente è l'espressione di una chimica del corpo non soggetta al nostro controllo, infatti è richiesto molto sforzo sia che si tratti di reprimere l'emozione sia che si tratti di controllarla. Per cui voler essere felici sempre e a tutti i costi è un'utopia. Se lo stato di felicità può essere assimilato a un picco alto dell'onda, è in ogni caso destinato ad essere transitorio perché la saggezza e il ben-essere emozionale sta proprio nel lasciare che l'onda si esprima anche nei suoi picchi più bassi, quello che leggiamo come tristezza, malinconia, o dolore.  

Piano piano arriveranno le risposte del perché a un certo punto l'organismo comincia a secernere certi ormoni inducendoci in certi stati d'animo e come questo possa essere vissuto in modo funzionale nella relazione con l'altro.  

Intanto noi siamo alle prese con il momento clou della mutazione, ovvero quasi alla fine del suo processo che dovrebbe concludersi nel 2027 e si sa, tutte le volte che si deve chiudere un ciclo, c'è sempre bisogno del cosiddetto colpo di reni.

Per fortuna ogni giorno che passa si aggiunge un tassello per la comprensione di questo spinoso argomento. Infatti è noto che a noi pare di controllare l'emozione, in realtà lei è bellamente attiva a livelli di profondità più sottili, tanto che questi processi di controllo e repressione creano più danno che altro, non solo a livello psicologico ma anche biologico, nei confronti degli organi collegati al plesso solare. Allora forse è "meglio fuori che dentro" citando un noto personaggio dei cartoni per bambini, però non nel senso di scaricare dolore o pena incomprese all'esterno su qualche malcapitato, ma facendoli decantare, per lo meno che non implodano dentro. 

Naturalmente, disegno docet. Ognuno di noi vive l'emozionalità in modo diverso. Bisogna considerare che il plesso solare può essere aperto, completamente ricettivo alla emozionalità dell'ambiente, oppure definito. In quest'ultimo caso trasmette in modo personale fisso e riconoscibile i suoi stati "alterati, o no" di coscienza o incoscienza emozionale. 

Se vuoi conoscere più in profondità che tipo di emozionalità ti contraddistingue per capire meglio come gestire questo aspetto importante della nostra vita, iscriviti al workshop e contattami.

by Monica Comar LYD Guide